La Russia sarebbe pronta a firmare il protocollo di Kyoto in cambio di un suo ingresso nel Wto a condizioni accettabili dal Cremlino. A sostenerlo è John Weekes, consulente della società Sidley Austin Brown & Wood di Ginevra ed ex ambasciatore canadese presso il WTO, in un’intervista raccolta oggi dall’agenzia Bloomberg.
L’Unione Europea, per Weekes, deve ammorbidire le condizioni poste a Mosca nel campo del mercato energetico per l’ingresso nell’Organizzazione Mondiale per il Commercio.
Al momento infatti sono numerosi i veti incrociati che complicano il rapporto di Mosca tanto col trattato di Kyoto che con la World Trade Organization.
Due le questioni aperte che Bruxelles sarebbe disposta a posticipare o comunque ridimensionare: i ritardi della Russia nella liberalizzazione del mercato del gas e mancato “spezzettamento” del colosso monopolistico GazProm (il cui solo export vale attualmente 16 miliardi di dollari).
Proprio la settimana scorsa il presidente russo Vladimir Putin lamentava come le imposizioni “inutilmente onerose” in tema di prezzo dell’energia bloccassero di fatto la strada di Mosca verso il Wto.
Il suo consigliere economico Andrei Illarionov aveva del resto recentemente chiarito che né la Russia sarebbe entrata nell’Organizzazione in base a condizioni inaccettabili, né sottoscritto il protocollo di Kyoto nella sua forma attuale.
Illarionov spiegava anche come il trattato ponesse significative restrizioni alla crescita economica del paese assegnando “penali “ sull’energia tarate ancora sui livelli industriali dell’era sovietica.
Altra perplessità, sostiene Weekes, il fatto che il rifiuto americano di firmare il trattato priverebbe i russi del loro probabile maggior cliente per la vendità di “crediti” di emissioni. Crediti il cui prezzo è inoltre ultimamente calato, togliendo all’ex Urss un altro incentivo ad accettare il trattato.
Quanto all’Europa, l’Unione si trovava finora nella delicata posizione di essere il principale promotore del protocollo di Kyoto, nonché principale sponsor dell’ingresso della Russia tra i paesi aderenti, e contemporaneamente l’ente finora più ostile all’ingresso russo nel Wto.
E questo per l’evidente incompatibilità tra il sistema energetico russo e il mercato internazionale. Secondo l’Ue la politica del Cremino darebbe all’industria russa un sussidio indiretto totale di 5 miliardi di dollari, un vantaggio che va contro le regole del WTO sulla concorrenza.
Gazprom inoltre è forzato dal governo a vendere materia prima al mercato interno a prezzi politici, mentre le compagnie petrolifere nazionali possono vendere all’estero solo il 30 per cento della loro produzione. Questi accorgimenti – secondo Bruxelles - terrebbero in Russia il prezzo dell’energia innaturalmente basso. L’Europa chiedeva però finora a Mosca condizioni ancor più severe di quelle imposte dal Wto.
Mentre infatti l’Organizzazione non proibisce a un membro di vendere le proprie risorse sottocosto in patria e a prezzo di mercato fuori, i 15 vorrebbero impedire questo doppio binario, per il semplice motivo che i beni prodotti in Russia con bassi costi per l’energia (come i fertilizzanti, i metalli e vari componenti chimici), arriverebbero nel continente a costi di produzione pericolosamente concorrenziali. Si tratta di vedere cosa Bruxelles sarà disposta ora a sospettare in cambio della sospirata firma.