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Sugli esiti di Cop 9
le ong sono divise

Il giudizio sulla Cop9 che si è conclusa ieri a Milano divide il fronte delle associazioni ambientaliste. Secondo Legambiente è un nulla di fatto. Per Greenpeace e Wwf invece si va avanti

"Kyoto al palo, Italia più debole". E' stato questo il commento lapidario di Legambiente al termine della Cop9 di Milano definiti dall'organizzazione "dodici stanchi giorni di lavori". "Certo c'è stato qualche passaggio tecnico positivo, soprattutto sulla riforestazione - prosegue il comunciato Legambiente - ma del risultato politico, quello più importante, di un deciso passo avanti verso la ratifica di Kyoto non c’è traccia".
Al termine del vertice, il protocollo di Kyoto "non solo non è stato approvato, ma non ha fatto nemmeno decisi passi in avanti - sottolinea Andrea Poggio, responsabile della delegazione Legambiente -. Ci vuole dunque parecchia fantasia per far sembrare un successo il documento finale della Cop 9. Certo, i contenuti del protocollo non escono indeboliti da questo vertice, come pure si temeva alla vigilia, e si può anche sperare nella primavera di Mosca, nel sì della Russia dopo le presidenziali di marzo. Ma Milano si chiude con il nulla di fatto annunciato".
Legambiente considera comunque "importante la decisione finale in tema di forestazione, le volontà  di considerarle senza finzioni un importante serbatoio di carbonio capace di sottrarre il carbonio generato dalla combustione del petrolio. Si è definitivamente messo un freno ai trucchi per farsi finanziare dai meccanismi di Kyoto rimboschimenti fittizi a seguito di tagli selvaggi. Ma -
aggiunge l'organizzazione - si è voluta comunque aggiungere, senza motivo, la possibilità  di ricorrere all'uso di ogm nella forestazione".


Moderata soddisfazione invece da parte di Greenpeace: l'organizzazione ambientalista
sottolinea il progresso, per quanto lento, "di un Protocollo che, seppur imperfetto, rimane
l'unico accordo internazionale per salvare il pianeta dalle conseguenze del cambiamento climatico".
"Ieri - ha detto Steve Sawyer, direttore politico di Greenpeace International - abbiamo festeggiato il sesto compleanno del Protocollo di Kyoto, ora ci sono finalmente le regole finali su come dovrà  funzionare.
Non ci sono più scuse". "L'accordo - ha proseguito - è stato indebolito in molti punti grazie all' interferenza degli Usa, dell'Australia e dell' Opec e alla lentezza della Russia che non ha ancora ratificato, ma resta comunque un primo passo".
Per Greenpeace bisognerà  lavorare nei prossimi mesi per rafforzare il Protocollo, ridurre le emissioni di gas serra ed eliminare alcune distorsioni introdotte, come la possibilità dell' utilizzo di monocolture forestali e alberi ogm nei progetti di riforestazione (i cosiddetti sink). "E' un attacco alla biodiversità  - continua Sawyer - introdurre specie forestali aliene o addirittura geneticamente modificate, è una porta aperta per progetti distruttivi dal punto di vista sociale e ambientale".
"Il Protocollo di Kyoto da solo non ci salverà  - ha concluso Ascanio Vitale, responsabile campagna clima di Greenpeace Italia - ma non dobbiamo ritardare questo primo passo. Greenpeace lavorerà  in tutto il mondo e in Italia per promuovere le energie alternative, come il solare e l' eolico, che con adeguati investimenti potrebbero rappresentare il futuro energetico pulito per il nostro Paese. Su Internet stiamo continuando una 'cyberazione' per chiedere all'Enel di investire sulle energie rinnovabili e non partecipare al progetto del reattore nucleare EPR" destinato alla centrale nucleare in Francia.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Wwf. "In fondo – ha sostenuto Mariagrazia Midulla,
responsabile della campagne del Wwf Italia - Milano ha svolto quasi tutti i compiti che si
prefiggeva. Si sapeva che la Russia non avrebbe firmato Kyoto, la cosa positiva però è che il processo sta andando avanti. Tutti i Paesi si rendono conto che il problema climatico diventerà sempre più pesante se non ci saranno interventi. Tutto ciò nonostante gli Stati Uniti". Più che per la mancata ratifica di Kyoto da parte della Russia, gli ambientalisti sembrano preoccupati per l'atteggiamento degli Stati Uniti e per talune prese di posizione dell'amministrazione Bush. "E' notorio – ha detto Midulla - che l'amministrazione americana ha cercato di convincere alcuni scienziati a redigere uno studio per spiegare che il problema del cambiamento del clima non esiste. Non ci sono riusciti anche se si è saputo che c'è stato il tentativo di cambiare i risultati di quello studio".
Per gli ambientalisti, insomma, il dato positivo che emerge dalla conferenza milanese è che il processo multilaterale è andato avanti: "Questo potrà  aiutare anche la Russia a raggiungere la ratifica di Kyoto.
Putin dice che è favorevole al multilateralismo. Penso che i passi avanti fatti a Milano in questa direzione potrà  essere d'aiuto anche per lui". "I molti passi avanti fatti in questa conferenza – ha spiegato Midulla - si sono potuti fare nonostante il dispiegamento di forze degli Stati Uniti che hanno cercato di convincere che la strada da seguire è la loro e cioè quella di continuare ad usare combustibile fossile investendo in tecnologie che, ad andare bene, potranno essere utilizzate tra 50 anni". Un'altra è la strada che il Wwf e gli altri ambientalisti indicano. "Noi – ha concluso Midulla - vogliamo vengano utilizzate le tecnologie dell'oggi che sono quelle dell'energia pulita e lo sfruttamento di quella rinnovabile".


Sarah Pozzoli


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