Ci sono morti più leggere di una piuma e morti più pesanti di una montagna, diceva il saggio cinese. (O era Mao?) Spesso questo non dipende dalla importanza di chi è morto ma da come è morto. Siamo portati a dare molta importanza agli omicidi e molta meno alle malattie e agli incidenti.
E’ così perché non ci rassegniamo all’idea che esseri umani vogliano uccidere altri essere umani - o perché ne siamo morbosamente attratti al punto di dimenticare ogni razionale criterio statistico. Possiamo almeno chiederci se sia giusta - se sia utile al nostro futuro - la grande enfasi su tutte le vittime del terrorismo più o meno islamico a fronte della quasi suprema indifferenza sulle vittime del caldo killer?
Nei giorni scorsi è uscita l’impressionante stima dell’Istituto Superiore di Sanità sulle vittime delle ondate di caldo dei mesi scorsi: oltre 3mila calcolate nelle città capoluogo, e si presume 7.600 nell’intero paese. (Calcolando quanti morti in più rispetto allo stesso periodo 2002.)
Alla vigilia della Conferenza Onu sul clima a Milano si pensava che si potesse aprire un dibattito ma ora non è possibile farsi illusioni. Al momento non c’è nessuna possibilità di entrare nel circuito politico-mediatico o mediatico-politico con la questione di come invertire la rotta e salvare l’equilibrio del pianeta.
Se e parla solo in circoli ristretti, lodevoli per sforzo e impegno divulgativo (il sito dei Verdi, che ospita questo intervento, il coordinamento Cop 9 Italia delle associazioni, che sta organizzando incontri ed eventi, così come peraltro il partito del Sole che ride). Mi sbaglierò ma credo che tra pochi, non molti decenni, la domanda non sarà, o non sarà solo: cosa avete fatto su Bin Laden e Bush ma cosa avete fatto per ridurre le emissioni di gas serra?
Tornando alla ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità dice, semplicemente, che a morire molto di più rispetto all’estate 2002 sono state in prevalenza persone al di sopra dei 75 anni e che complessivamente tra il 1 giugno e il 31 agosto sono stati particolarmente elevati gli incrementi di Torino, (561 morti in più, il valore assoluto più alto, pari al 31.5%), Trento (32.7%), Bolzano (28.1), Milano (21.1%, 515 unità), Genova (16.8%); mostra un incremento elevato anche Bari (26.2%).
Non è solo questione di servizi sociosanitari: quelli torinesi per gli anziani sono migliori di quelli milanesi, ma faceva più caldo. Ovviamente dato che stiamo parlando di anziani in città, i rimedi che vanno messi in campo oltre all’assistenza sono quelli per ridurre le isole di calore urbane e il caldo negli edifici. Non si possono aspettare i tempi lunghi del ripristino dell’atmosfera e della ristabilizzazione del clima. Bisogna agire e ci vuole meno indifferenza.